18 Agosto 2019

Giovanni Battista Belzoni. Una vita in mostra a Bologna

Giovanni Battista Belzoni. Mostra BolognaFino al 31 dicembre 2007 si terrà presso il Museo Civico Archeologico di Bologna la mostra “Giovanni Battista Belzoni: un Indiana Jones alla riscoperta dell’Egitto”.

L’evento, organizzato dal Museo in collaborazione con il Biografilm Festival presenta la figura del poliedrico padovano, che agli inizi dell’Ottocento si recò in Egitto e compì importanti scoperte, ed è ora considerato uno dei pionieri dell’egittologia.

Giovanni Battista Belzoni nasce a Padova nel 1778, si trasferì presto a Londra per lavorare in un circo dove grazie alla sua prestanza fisica (era alto più di 2 metri) interpretava il ruolo dell’ “uomo forzuto”. L’esperienza nello spettacolo e nella preparazione delle scenografie gli permise di costruire una innovativa pompa idraulica che lo portò fino in Egitto, nella speranza di vendere la sua invenzione al sultano.

Fallito il tentativo prese l’incarico di trasportare per conto del britannico Henry Salt una gigantesca statua di Ramses II pesante 12 tonnellate dal Ramsesseum al Nilo, riuscendovi con mezzi di fortuna in sole due settimane.

Inizia così la carriera dell’egittologo, al tempo priva di qualsiasi regola, spinto dallo spirito di avventura e dalla necessità di mantenersi. Sono questi gli anni in cui in Europa si sviluppa il fascino per l’Oriente, per i suoi misteri e tesori nascosti, il gusto per l’esotismo e l’avventura, sulla scia della spedizione napoleonica in Egitto del 1798.

Dal 1815 al 1820 percorre l’Egitto da nord a sud compiendo eccezionali rinvenimenti e recuperando manufatti di squisita fattura. Tra le sue imprese possiamo segnalare la scoperta della tomba di Sethi I nella Valle dei Re, quella dell’entrata agli appartamenti della piramide di Chefren nella piana di Giza e il fatto di essere riuscito a penetrare all’interno templi di Abu Simbel, il cui ingresso era ostruito dalla sabbia del deserto.

Tornato a Londra decide di pubblicare un libro di memorie dal titolo Viaggi in Egitto e Nubia e di organizzare un’esposizione sulla tomba di Sethi I, nota anche come tomba Belzoni, nell’Egyptian Hall di Piccadilly. Entrambi ebbero un grande successo e soprattutto la seconda, grazie anche all’affascinante allestimento di Belzoni. Nell’edificio erano state riprodotte due sale della tomba a grandezza naturale con riproduzioni delle pitture parietali e tutto l’ambiente era immerso in una penombra misteriosa con un sapiente uso dell’illuminazione che metteva in evidenza i dipinti.
Nonostante la fama e il successo non riuscì mai ad arricchirsi e delle sue imprese beneficiarono di volta in volta altri personaggi che per invidia e maldicenze lo esclusero sempre dal circuito dell’alta società londinese e dall’ambiente accademico. Partito per una nuova avventura alla ricerca delle sorgenti del Niger e della città di Timbuctù, morì in Nigeria nel 1923, ormai ad un passo dalla sua meta.

In un periodo in cui l’archeologia era fatta di saccheggi e spoliazioni, Belzoni non fece eccezione, portando con sé molti oggetti che ora si trovano in prevalenza al British Museum di Londra, ma si distinse per la capacità di documentare i suoi ritrovamenti e rendere partecipe il grande pubblico delle meraviglie scoperte in Egitto. Tutto questo fa di lui un grande uomo, avventuriero, studioso e scrittore, in definitiva uno dei primi archeologi.

La mostra di Bologna si ispira all’esposizione londinese del 1821. Al centro della corte del museo è posta una grande “scatola” che riproduce esteriormente la facciata dell’Egyptian Hall come appare nelle foto ottocentesche. All’interno sono riprodotti, in scala 1:3, due ambienti della tomba di Sethi I, la camera sepolcrale e l’annessa sala a pilastri che possono essere visti dall’esterno tramite delle finestrelle poste sulle pareti della struttura. Si può inoltre penetrare all’interno per ammirare i dipinti parietali e 11 piccole statuette ushabty che provengono dalla tomba e sono conservate nel museo, terza collezione italiana per importanza dopo quelle di Torino e Firenze.

Tutto intorno, una serie di pannelli, provvisti di testi e immagini, permettono la rievocazione della vita dell’avventuriero padovano. La posizione centrale della struttura permette di usufruire contemporaneamente dei materiali della mostra e di quelli del museo in modo da avere una panoramica completa dell’arte e della storia dell’antico Egitto.

Belzoni penetrò nella tomba il 16 ottobre 1817 e subito rimase colpito dalla raffinata qualità e abbondanza delle raffigurazioni e dalla vastità degli ambienti. La tomba di Sethi I (KV17) è una delle maggiori della necropoli tebana. Sulle pareti sono rappresentate le scene dei testi religiosi con linee eleganti e accurate che riproducono gli dei e il faraone.
Lo scrupoloso disegno di abiti, parrucche e gioielli, il tutto completato da vivaci colori, sono un raffinato esempio dello stile del primo periodo ramesside (inizio XIII secolo a.C.). In particolare, la camera sepolcrale, riprodotta nella mostra presenta il magnifico soffitto a tema astronomico con liste di decani e personificazioni delle costellazioni e conteneva il sarcofago realizzato in un unico blocco di alabastro, decorato con scene del Libro delle Porte.
La tomba, saccheggiata più volte già nell’antichità, conteneva anche frammenti di un vaso canopo in alabastro e oltre 700 statuette ushabty in faience e legno. Il sarcofago venne portato a Londra e messo in vendita ma nessuno accettò la cifra richiesta fino a che esso fu acquistato dall’antiquario inglese Sir John Sloane per 2000 sterline, a quei tempi una somma enorme; ora si trova al pianoterra dello Sloane Museum. La tomba di Sethi I è ora chiusa al pubblico per lavori di manutenzione e per lo studio di un lungo e stretto tunnel, da poco scoperto, che dalla camera sepolcrale prosegue nel sottosuolo. Gli stessi dipinti si sono deteriorati o sono stati danneggiati e asportati in occasione della spedizione franco-toscana del 1828-1829.

In quest’ottica risulta ancora più importante il lavoro di Belzoni che, compresa l’importanza della sua scoperta, eseguì, insieme al medico toscano Alessandro Ricci, negativi in cera e acquerelli delle figure che poi vennero utilizzati per l’esposizione londinese del 1821.
Grazie a questi documenti, ora custoditi al City Museum & Art Gallery di Bristol, è stata possibile la ricostruzione per l’esposizione bolognese e lo studio di questo importante documento dell’arte egizia. Allo stesso modo il visitatore può immergersi in un ambiente affascinante e misterioso senza dover compiere lunghi viaggi e immaginare per un attimo di essere nella magica terra bagnata dal Nilo.

Informazioni dalla mostra

Titolo: Giovanni Battista Belzoni: un Indiana Jones alla riscoperta dell’Egitto
Luogo: Bologna, Museo Civico Archeologico, Via dell’Archiginnasio 2
Date: 30 maggio – 31 dicembre 2007
Orari: martedì – venerdì dalle 9 alle 14,30; sabato e festivi dalle 10 alle 18,30
Biglietto: Ingresso libero
Contatti:
Ufficio Stampa
Daniela Picchi, tel. 0039 051 2757206
daniela.picchi(at)comune.bologna.it
Ufficio Stampa THE CULTURE BUSINESS
Alice Boscardin, tel. 0039 051 6360582
press(at)theculturebusiness.it
Pagina web: www.comune.bologna.it/museoarcheologico/mostre/mostre.htm

About Andrea Burzì

Nato a Como nel 1980, mi sono laureato in Scienze dei Beni Culturali con un curriculum di studi archeologico e una tesi sulla Cultura di Golasecca.
Benché la vita quotidiana mi abbia portato ad operare in tutt'altro campo continuo a coltivare la passione per questo ambito di studi attraverso lo studio personale e la mia attività di volontariato nel Gruppo Archeologico Comasco Ulisse Buzzi onlus, che svolge attività di ricerca e divulgazione del patrimonio storico e archeologico della zona di Como; amo inoltre scrivere articoli divulgativi principalmente su questo tipo di argomenti.
Tra i miei interessi vi sono anche l'arte, la storia delle religioni, lo yoga, l'astronomia, le scienze naturali e i viaggi.