12 Novembre 2019

Scoperta antica area di culto presso Gardolo di Mezzo

tumulo Gardolo di MezzoSono stati riportati alla luce nei pressi di Gardolo di Mezzo, una frazione di Trento, un abitato ed un’area di culto risalente al 4000 a.C.

Le estensive indagini condotte dal 2003 dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento stanno mettendo in luce uno dei più importanti siti archeologici dell’età del Bronzo del territorio sudalpino. Si tratta della più significativa scoperta archeologica effettuata in Trentino negli ultimi anni.

Fino all’agosto del 2003 Gardolo di Mezzo non era noto per la presenza di alcuna area di interesse archeologico ad eccezione dei resti murari di un castello medievale posto sulla sommità del Doss de la Luna. Il controllo archeologico preventivo degli sbancamenti effettuati nell’ambito di un progetto di lottizzazione edilizia, ha consentito di mettere in luce una estesa area che si è rivelata da subito di grande interesse.

Nel corso della campagna di scavi sono emerse eccezionali evidenze di inestimabile valore scientifico e archeologico relative a due monumentali strutture a tumulo che documentano la presenza di un luogo sacro, adibito a pratiche funerarie e successivamente, nel corso dei secoli, trasformato in monumento dedicato al culto degli antenati. Inoltre, fatto rarissimo in ambito archeologico, i tumuli di Gardolo di Mezzo si sono potuti mettere in relazione con un’area insediativa coeva posta nelle immediate vicinanze che in questi anni è stata solo parzialmente esplorata dalla Soprintendenza per i Beni archeologici. Lungo il versante occidentale del soprastante Doss de la Luna sono state infatti messe in luce le tracce di un esteso insediamento pluristratificato che è stato frequentato dall’Antica alla Recente età del Bronzo ovvero per quasi tutto il II millennio a.C. Inoltre a nord dell’area insediativa e di quella di culto, già nelle prime fasi dell’età del Bronzo (ultimi secoli del III millennio a.C.) è stata realizzata una imponente opera infrastrutturale di bonifica con lo scopo di rendere abitabile il terrazzo orografico di Gardolo di Mezzo, il che lascia presupporre che vi sia stata una progettazione rigorosamente razionale dello spazio disponibile al fine della pianificazione “urbanistica” dell’intera area.

A questi dati si somma un’altra importantissima acquisizione scientifica.
L’insediamento sorto nell’Antica età del Bronzo lungo le pendici occidentali del Doss de La Luna con molta probabilità basava la propria attività economica sullo sfruttamento delle cospicue risorse minerarie del Monte Calisio che quindi iniziarono ad essere utilizzate già a partire dalla fine del III millennio a.C., come documentano le abbondanti scorie di fusione rinvenute nell’abitato, nell’area di culto e in alcune zone limitrofe al sito.
Per tutti questi aspetti, il sito di Gardolo di Mezzo rappresenta, un unicum in tutta l’area alpina.

Le indagini sono dirette dalla dott.ssa Elisabetta Mottes archeologa della Soprintendenza per i Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento e coordinate sul campo dal dott. Michele Bassetti, geoarcheologo dell’Impresa Cora Ricerche Archeologiche s.n.c. di Trento e dalla sua equipe di ricerca.
Le ricerche archeologiche preliminari sono state integrate da una serie di indagini geofisiche svolte in collaborazione con il Laboratorio Geotecnico del Servizio Geologico della Provincia autonoma di Trento.
Al fine di ottimizzare il lavoro di documentazione delle evidenze archeologiche messe in luce ci si è avvalsi delle più moderne tecnologie di rilevamento con la collaborazione del personale della Microsystems Division (MIS) della Fondazione Bruno Kessler-IRST di Povo (Trento) che ha realizzato un modello digitale con tecnologia laser 3D delle strutture a tumulo messe in luce.
Lo studio scientifico del ricco archivio di dati fornito dall’eccezionale deposito archeologico di Gardolo di Mezzo sarà effettuato da una equipe di ricerca interdisciplinare che prevede la partecipazione di enti e specialisti di varie istituzioni italiane e straniere tra cui il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova per le analisi archeometallurgiche, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano per le analisi antropologiche, il Laboratorio di Archeologia e Storia Ambientale dell’Università degli Studi di Genova per le analisi archeozoologiche, l’Istituto di Zootecnia Generale dell’Università degli Studi di Milano per l’analisi sul DNA antico dei resti faunistici, il Laboratorio di Archeobiologia dei Musei Civici di Como per le analisi archeobotaniche, l’Institut für Botanik della Leopold-Franzens Universität di Innsbruck per lo studio pollinico e paleoecologico, il Leibniz Labor für Altersbestimmung und Isotopenforschung della Christian-Albrechts-Universität di Kiel (Germania) per le datazioni al radiocarbonio.
Va inoltre sottolineato che le indagini archeologiche sul sito di Gardolo di Mezzo, oltre alle finalità scientifiche, hanno avuto anche un risvolto nell’ambito della formazione in quanto, nel corso degli anni, sui cantieri di scavo aperti dalla Soprintendenza per i beni archeologici nei diversi settori, sono stati accolti in stage numerosi studenti dell’Università degli Studi di Trento e di altre istituzioni universitarie italiane e straniere.
I primi risultati scientifici relativi alla straordinaria scoperta del sito archeologico di Gardolo di Mezzo saranno comunicati nel corso di un Convegno internazionale sui tumuli dal titolo “Ancestral landscapes: burial mounds in the Copper and Bronze ages (Central Europe-Adriatic-Aegean-Balkans, 3rd-2nd millennium BC)” che si terrà a Udine nel maggio del 2008.

Testo a cura della Soprintendenza per i Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento
Per informazioni: sopr.archeologica (AT) provincia.tn.it

tumulo Gardolo di Mezzo

Trento, frazione Gardolo di Mezzo
Le due monumentali strutture a tumulo della fase del Bronzo Recente (XIII secolo a.C.).
Foto Archivio Soprintendenza per i Beni archeologici della Provincia Autonoma di Trento.