16 Febbraio 2019

L’archeologia nel web 2.0. Se non sei in rete sei fuori!

Archeologia e webUno slogan come questo potrebbe forse smuovere lo stato in cui versa l’archeologia italiana sul web. Parlo non tanto dei siti web di istituzioni, associazioni, argomenti, archeologici, quanto piuttosto della parte attiva della rete, quella che viene comunemente chiamata web 2.0, nella quale ci troviamo immersi in questo stesso momento, e che è il mondo dei blog, di wikipedia, di youtube e dei social network, ovvero è il mondo della comunicazione di tutti per tutti, dove tutti sono autori e tutti sono lettori, dove la parola d’ordine è condivisione: condivisione di contenuti, di idee, di informazioni. Un mondo virtuale che amplia a dismisura le possibilità di comunicazione tra le persone.

In questo campo l’archeologia, a livello globale, soprattutto in ambiente anglosassone, si sta ritagliando un buono spazio. In accordo con le pratiche della Public Archaeology, in ambiente anglosassone la presenza attiva sul web dell’archeologia in un’ottica di condivisione e di scambio di esperienze tra archeologi, col fine di realizzare una buona comunicazione nei confronti del vasto pubblico della rete, è molto sentita e partecipata. In Italia, invece, siamo ancora indietro da questo punto di vista, dato che manca quella riflessione sul pubblico e sulla comunicazione che invece è il punto di forza della public archaeology. Comunque si avvertono segnali positivi. Anche se rimasta indietro rispetto ad altre discipline e ad altri Paesi, l’archeologia in Italia è da un po’ che naviga in rete, tra siti istituzionali o divulgativi, blog di archeologi o di appassionati, un interessante portale di archeologia su Wikipedia, e poi pagine facebook, account twitter e (ancora poche) boards o presenze su pinterest. Lo fa attraverso le mani, o la tastiera, se preferite, di chi crede che sia importante parlare di archeologia in rete.

L’archeologia approdò in rete agli albori di internet innanzitutto per comunicare con altri archeologi, per essere uno strumento principalmente per addetti ai lavori: basta leggere la voce del Dizionario di Archeologia (a cura di Francovich-Manacorda) del 2000 redatta da Maurizio Forte, per rendersene conto. La comunicazione nel web, intesa come rapporto con il pubblico, era appena accennata. Del resto, però, all’epoca non esisteva ancora il web 2.0. Questo ha portato una rivoluzione culturale, per cui chiunque può immettere in internet dei contenuti che chiunque può accogliere, condividere, ritrasmettere. Se la blog-mania in Italia è scoppiata intorno al 2005-2006, l’archeologia ancora una volta è comparsa più tardi. Solo nel 2007 il blog di Comunicare l’archeologia fu il primo non solo a parlare di archeologia, ma a studiare le buone pratiche per un’efficace comunicazione archeologica. Quel blog, di cui io e Matteo Sicios  a Genova eravamo stati fondatori e curatori, non esiste più, ma nel frattempo il panorama è cambiato: sono nati svariati blog di archeologia, alcuni tenuti da archeologi, altri da appassionati, rivelando un panorama tutto sommato ampio e diversificato, il cui dato più rilevante è l’interesse che effettivamente le tematiche archeologiche suscitano interesse non solo tra gli addetti ai lavori.

Non voglio dilungarmi sui blog degli appassionati di archeologia, alcuni dei quali sono ottimi esempi di come dovrebbe essere un blog di informazione o di divulgazione archeologica, mentre altri purtroppo scadono nel sensazionalismo e negli archeomisteri ad ogni costo, dando vita a caricature di blog archeologici, ma che hanno comunque un discreto seguito. Voglio parlare invece dei blog di archeologi, perché spesso manca, in questi bloggers, la consapevolezza di sé, del proprio ruolo e della possibilità, anzi necessità di fare rete. Solo ultimamente, grazie a twitter che accorcia ancora di più le distanze, un gruppo di bloggers di archeologia sta timidamente iniziando a discutere dell’importanza di fare rete.

Il primo passo per farlo, dicevo, è che l’archeologo blogger abbia la consapevolezza del proprio ruolo di comunicatore, sappia che quello che scrive non è per sé soltanto, ma per tutto il pubblico della rete. Il blog di archeologia è per l’archeologo che lo cura l’esatta sintesi della propria professionalità e della passione per la materia. Professionalità e passione sono i due ingredienti che servono per tenere in piedi un’attività del genere.

Scrivo sul web da anni, gestisco blog di archeologia dal 2007, ho collaborato ad altri blog di archeologia e riviste online sempre a titolo gratuito. E ho fatto una cosa, che dovrebbero fare tutti gli archeologi che hanno un blog di archeologia: ho inserito la mia attività di blogger sul mio Curriculum Vitae, proprio perché ho sempre creduto fortemente in questa attività e non l’ho mai considerato un ozioso passatempo come molti ancora invece credono che sia. E oggi sto raccogliendo i frutti di un’intuizione di 5 anni fa, l’intuizione che mi fece pensare che il modo migliore per parlare di comunicazione dell’archeologia fosse aprirsi alla condivisione online. Il mondo del lavoro sta cambiando, così come quello della comunicazione. Le discipline umanistiche sono ancora molto arretrate da questo punto di vista, e quelle archeologiche ancora di più, per cui è raro che istituzioni – soprattutto pubbliche – concepiscano nel proprio organigramma una figura di social media manager, come invece è ormai richiesto dal mercato e dalla logica del mondo della comunicazione che si svolge per la maggior parte online. Ma i tempi secondo me stanno maturando, lo sto vivendo sulla mia pelle e lo accolgo come segnale positivo: solo nel 2012 ho avuto due grosse opportunità, la responsabilità di gestire il blog del Museo Archeologico Nazionale di Venezia (udite udite: un museo nazionale!) e il suo account twitter, e quella di essere chiamata ad essere la blogger ufficiale del Congresso di Archeologia Pubblica che si è appena concluso. Un’altra esperienza da segnalare è quella di Simone Massi, blogger di Archeologia 2.0, che nel 2012 ha partecipato, per la prima volta per un blog di archeologia in Italia, ad un blog trip, ed è stato blogger ufficiale a Florens 2012, il Festival dei Beni Culturali di Firenze che si è appena concluso.

Si tratta, per ora, ancora di attività a titolo gratuito, ma si sta andando nella direzione giusta: sono ancora molto poche le occasioni di lavoro retribuito in questo settore, tuttavia vedo sbocchi per il futuro, perché si sta creando una certa sensibilità nei confronti del web e dei vantaggi che può portare una comunicazione che è anche promozione di attività o istituzioni culturali, archeologiche nel nostro specifico. Dal punto di vista lavorativo, anzi, quello del web 2.0 e dei social network, è un mondo ancora in parte inesplorato, ignoto, sul quale si può e si deve sperimentare. Il mio suggerimento a chi voglia intraprendere questa strada perché è motivato, gli piace scrivere, gli piace aggiornarsi, ha una passione da condividere con le parole giuste, vuole fare rete, è quella di avere un progetto, partire (un blog di archeologia in più non fa male), approfondire la propria conoscenza delle dinamiche che ruotano intorno al mondo dei social media, guardando anche al di là della blogosfera archeologica, mettersi in gioco in prima persona prendendo anche parte a discussioni online, non solo su argomenti di attualità relativi all’archeologia, ma anche sul metodo della comunicazione archeologica, fare rete con altri blog di archeologia, crearsi quindi un portfolio di attività che possa presentare in un CV. La formazione universitaria attuale in archeologia non fornisce strumenti per acquisire le basi della comunicazione: bisogna essere autodidatti, guardarsi intorno e darsi da fare. Sono convinta che entro pochi anni la figura dell’archeologo comunicatore online sarà richiesta da più parti e, soprattutto, sarà retribuita.

About Marina Lo Blundo

Marina Lo Blundo è archeologa classica, laureata in Conservazione dei Beni Culturali (vecchio ordinamento) e specializzata in Archeologia Classica a Genova, attualmente dottoranda presso l’Università di RomaTre. Lavora come Assistente alla Vigilanza presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. La sua attività di blogger di archeologia inizia nel 2007 con il blog Comunicare l’Archeologia, quindi è autrice dal 2008 del blog Generazione di archeologi e dall’agosto 2012 del blog del Museo Archeologico Nazionale di Venezia. È stata blogger ufficiale del Congresso Nazionale di Archeologia Pubblica dell’ottobre 2012. In questo ambito disciplinare studia le dinamiche della blogosfera archeologica italiana; altri suoi campi di studio sono attualmente le dinamiche dei cantieri di distruzione impostati nel medioevo sulle città romane abbandonate (archeologia della distruzione), e la ricostruzione del paesaggio agrario postmedievale ligure.
Il blog di Marina Lo Blundo - Generazione di archeologi