21 Ottobre 2019

Mitla. Il tempio maledetto di Liyobaa

Il sito archeologico di Mitla, nella valle di Oaxaca, è uno dei siti più conosciuti dell’archeologia mesoamericana. Le raffinate decorazioni a mosaico, la solenne imponenza dei suoi edifici di pietra e le ricche tombe sotterranee ne fanno un insieme monumentale assolutamente unico e con pochi eguali in tutto il mondo precolombiano.
Mitla stupisce anche per l’eccezionale stato di conservazione dei suoi edifici, testimonianza di un uso ininterrotto e proseguito fino all’età moderna.

L’origine di Mitla deve essere fatta risalire tra il V e il II secolo a.C. Ben scarse tracce restano tuttavia di questa prima fondazione. E’ solo con l’arrivo degli zapotechi, stanziati nella vicina Monte Alban, che Mitla conosce il suo primo sviluppo monumentale, proseguito con l’avvento dei Mixtechi fino alla successiva dominazione azteca e quindi spagnola.
Dell’antica Mitla, che doveva contare oltre 10,000 abitanti agli inizi del postclassico (IX-XII secolo d.C.) restano almeno quattro grandi gruppi di edifici, rispettivamente ribattezzati con i nomi di “Grupo de la Iglesia”, “Grupo del Arroyo”, “Grupo del Adobe” e “Grupo de las columnas”, oltre ad un quinto gruppo meridionale ora scomparso. Tra questi il gruppo delle colonne rappresenta uno dei più straordinari esempi di arte precolombiana di tutta la mesoamerica.

Il tempio maledetto di Liyobaa

Veduta del Palazzo delle colonne dallo scalone monumentale di accesso. Si osservano i tre ingressi coperti da architravi monolitici e le decorazioni geometriche della facciata. Nonostante l’aspetto imponente, è improbabile che possa trattarsi del “palazzo dei vivi e dei morti” descritto dalle fonti della conquista.

Si tratta di un ampio palazzo, articolato intorno a un cortile centrale quadrato, cui si accede per mezzo di una scalinata monumentale che tuttora conserva traccia della colorazione originaria in ocra rossa. Al cortile più interno si accede per mezzo di una vasta anticamera dotata di tre grandi portali sormontati da architravi monolitici. Si tratta probabilmente dell’edificio più originale dell’intera Mitla, attraversato da una serie di 6 colonne monolitiche di basalto le quali sorreggevano anticamente una copertura che sappiamo essere stata anch’essa in pietra. Da questa anticamera si giunge per mezzo di un passaggio coperto al piccolo cortile centrale, sul quale si affacciano quattro camere riccamente decorate a mosaico e anticamente affrescate. I mosaici di pietra rappresentano forse l’aspetto più caratteristico dell’architettura dell’antica Mitla: si tratta di ampi pannelli costituti da molte centinaia di listelli in pietra disposti artisticamente a formare motivi geometrici ed intricati disegni. Alcuni di questi richiamano delle greche stilizzate, altri ancora onde marine, serpenti o rombi. Dalle poche tracce di pittura superstiti emerge inoltre un raffinato gusto cromatico, con prevalenza del colore rosso, e raffigurazioni miniaturistiche di uomini, forse guerrieri o sacerdoti, e templi, secondo uno stile detto appunto “a codice”, in quanto simile ai codici manoscritti di epoca Maya e azteca.

Particolari di alcuni degli ambienti interni del c.d. “palazzo delle colonne”

Particolari di alcuni degli ambienti interni del c.d. “palazzo delle colonne”: sala colonnata con pilastri monolitici in basalto nero e cortile interno con decorazioni a mosaico.

Particolari di alcuni degli ambienti interni del c.d. “palazzo delle colonne”

Particolari di alcuni degli ambienti interni del c.d. “palazzo delle colonne”: sala colonnata con pilastri monolitici in basalto nero e cortile interno con decorazioni a mosaico.

Non vi è dubbio che Mitla fosse un luogo sacro di eccezionale importanza per le popolazioni dell’Oaxaca. Lo testimonia la ricchezza delle decorazioni scultoree e la raffinatezza delle architetture in pietra. Alcuni degli architravi monolitici raggiungono un peso superiore alle 20 tonnellate, con colonne di basalto nero provenienti da cave distanti anch’esse non meno di 10 Km.
Mitla era una città dei vivi e una città dei morti, come ben testimoniano le straordinarie tombe ipogee ricavate nel sottosuolo dei templi e dei palazzi. Dalle fonti della conquista apprendiamo che i palazzi in superficie erano le residenze dei re e dei sacerdoti, mentre al di sotto di questi si estendevano vasti complessi ipogei destinati ad accogliere i corpi riccamente ornati dei re defunti e le offerte umane ai signori dell’oltretomba. Lo stesso nome di Mitla, storpiatura del più antico Mictlan, richiama l’oscuro mondo dei morti azteco, popolato di esseri terrificanti e mostri assetati di sangue umano. Mictlan era infatti il regno dei morti, l’oltretomba azteco, dominato dai signori dell’oscurità: Mictlantecuhtli e Mictecacihuatl.

Non stupisce dunque come sotto ai palazzi dei vivi, con le loro splendide decorazioni a mosaico e gli affreschi a tinte vivaci, si estendesse un vero e proprio labirinto di catacombe e sacrifici umani. Torquemada e Burgoa, due storici della conquista e monaci dell’ordine francescano, ci hanno lasciato un vivace spaccato dei riti e delle cerimonie che dovevano svolgersi in questi antichi palazzi, nonché della vivacità delle loro decorazioni e degli ornamenti, molti dei quali ormai scomparsi:

“ Tra questi vi era un tempio agli spiriti dei morti, e stanze per i loro demoniaci servitori, ove, tra le altre cose, si vedevano splendidi pannelli fatti di pietra e in una varietà di arabeschi e altri ragguardevoli disegni. […] E c’era un’altra stanza in questo tempio, o costruzione rettangolare, costruita interamente su colonne di pietra, alte e spesse al punto che un uomo non sarebbe stato in grado di abbracciarle per intero. Queste colonne erano di un solo pezzo, opera di grandi artisti e splendidamente levigate. ”

E ancora, riguardo al palazzo principale dell’antica Mitla:

“ Questo palazzo lo chiamano “il palazzo dei vivi e dei morti”, costruito per l’uso dei sacerdoti. Qui costruirono questo magnifico palazzo in forma di un rettangolo, parte costruito sopra la terra e parte sotto di essa, facendo le camere tutte uguali e con molto ingegno di modo da lasciare uno spazioso cortile nel mezzo. […] Le colonne sono prive di capitello o piedistallo, ma sono meravigliosamente lisce e polite. Queste sorreggono un tetto, che consiste di grandi lastre di pietra al posto di travi, da colonna a colonna. Queste stanno in fila, una in linea all’altra, per riceverne il peso. Le pietre del tetto sono così regolari e precisamente assemblate da sembrare pannelli di legno. Le quattro camere, che sono molto spaziose, sono tutte disposte allo stesso modo e coperte alla stessa maniera. Ma è nella costruzione dei muri che essi hanno superato anche i più grandi architetti, poiché cominciano con una base stretta e si allargano via via che la costruzione sale in altezza, così che la stanza è più larga in alto che alla base, come se il soffitto dovesse venire giù ”.

Ciò che è tuttavia più interessante è la descrizione delle catacombe o camere sotterranee, delle quali non sopravvive altra traccia se non nei miti e nelle leggende della zona:

“ Potei studiare con cura questi monumenti nelle camere che sono sopra la terra e in quelle al di sotto di essa, che sono fatte alla stessa maniera di quelle sopra, e sebbene molte cose fossero in rovina, c’era ancora molto da ammirare. C’erano quattro camere sopra e quattro sotto la terra, in modo tale che la prima servisse da santuario per gli idoli, che erano disposti sopra una grande pietra a modo di altare. Nelle feste più importanti, che essi celebravano con grandi sacrifici, o alla morte di un re o di un grande signore, i sacerdoti facevano preparare questa camera con stoffe e una grande quantità di incenso, e quivi discendevano con un numeroso seguito. […] Quando un’offerta si rendeva necessaria per gli Dei, questi sdraiavano un uomo sulla grande pietra, aprendogli il petto con una lama per estrarne il cuore ancora pulsante affinché il diavolo ne prendesse l’anima ”.

“ La seconda di queste camere sotterranee era il luogo della sepoltura dei sacerdoti e dei re di Theozapotlan [un altro nome di Mitla, evidenza della dominazione zapoteca], che qui erano deposti riccamente vestiti e coperti d’oro, piume e altri gioielli, con uno scudo in una mano e una lancia nell’altra, come all’uso di chi dovesse andare in battaglia. ”

“ L’ultima camera sotterranea aveva una seconda porta sul retro, che conduceva ad una stanza ancor più buia e oscura. Questa era chiusa da una lastra di pietra, che occupava l’intero ingresso. Attraverso questa porta essi gettavano i corpi delle vittime e dei guerrieri morti in battaglia, che fino a questo luogo di sepoltura erano ricondotti da dovunque fossero caduti e anche da luoghi molto lontani. E tale era l’infatuazione di queste genti per la vita felice che li avrebbe attesi dopo la morte che in molti pregavano i grandi sacerdoti perché li gettassero ancora vivi attraverso questo portale, e quindi di lì nelle viscere della montagna, fino alle dimore dei loro padri. […] E’ per via di questo immondo abisso che essi chiamano questi villaggio Liyobaa, che è “inferno ”.

“Quando più tardi la luce del Vangelo discese su queste genti, questa impiegò molto tempo per convertirli e persuaderli del loro errore. Essi volevano che una caverna si estendesse laggiù per più di trenta leghe, il tetto sorretto da pilastri. E vi era chi, per convincere queste genti della falsità di tali storie, entrarono infine in questa caverna accompagnati da un gran numero di persone con torce e fiaccole, e discesero numerosi larghi gradini prima di giungere a un punto dove alcuni grandi massi di pietra formavano una sorta di strada. Avevano anche portato con se grandi quantità di corde, affinché servissero loro come guida, e per non smarrire la via in questo spaventoso labirinto. Qui l’odore di putrefazione e di morte erano tali che dopo non molta distanza se ne tornarono indietro, sigillando per sempre questa vera porta dell’inferno ”.

“ Solo gli edifici sopra la terra restano ancora oggi, e le loro rovine si conservano tuttora ”. [1]

L’esistenza a Mitla di estesi complessi ipogei è cosa ben nota. Numerose tombe riccamente ornate sono state rinvenute al di sotto di alcuni dei palazzi. Si tratta tuttavia di ambienti relativamente angusti, chiusi da lastre di pietra finemente giuntate, ben diversi dalle estese catacombe e camere sotterranee descritte dalle fonti della conquista.

Veduta di alcune delle camere sotterranee al di sotto del palazzo delle colonne

Veduta di alcune delle camere sotterranee al di sotto del palazzo delle colonne. Si tratta di ambienti estremamente angusti, quasi certamente destinati a sepolture singole e dotati di un’unica camera funeraria.

Veduta di alcune delle camere sotterranee al di sotto del palazzo

Veduta di alcune delle camere sotterranee al di sotto del palazzo delle colonne. E’ da notare l’eccezionale giunzione dei blocchi in pietra basaltica e i pannelli decorati a mosaico sulle pareti. Si tratta di ambienti estremamente angusti, quasi certamente destinati a sepolture singole e dotati di un’unica camera funeraria

L’accurata descrizione fornita dei palazzi in superficie e il ritrovamento di numerose sepolture a camera ipogee nella stessa Mitla e nelle valli circostanti, avvalorano la descrizione fornita circa l’esistenza di estese catacombe e cerimonie sotterranee.
Durante una visita a Mitla nel febbraio 2007 non ho potuto individuare alcuna traccia di queste catacombe.
Alcune aree del sito sembrano tuttavia dei candidati migliori di altri ad avere ospitato il tempio descritto dai due missionari francescani. E’ invero probabile che l’originario santuario dedicato al culto dei morti sia stato in qualche modo obliterato dalla costruzione della locale chiesa cattolica, secondo un uso per altro ampiamente attestato dei siti antichi rispetto alle esigenze del nuovo culto.
La chiesa di San Paolo apostolo, edificata sul finire del XVI secolo dagli stessi francescani in stile barocco sorge sul sito di un precedente palazzo mixteco, del quale sopravvivono estesi tratti di mura coperti di pannelli a mosaico e almeno due grandi colonne monolitiche.
Sebbene la tradizione più recente vuole che il palazzo dei vivi e dei morti della tradizione mixteca fosse proprio l’attuale gruppo delle colonne, situato a meno di 100 metri dalla vicina chiesa di San Paolo apostolo, è in realtà molto più probabile che questo antico luogo di sepoltura sia stato riedificato in epoca coloniale e sia forse da identificarsi nel grupo de la Iglesia, che pure presenta resti di colonne simili a quelli descritti nelle cronache della conquista.
Di estremo interesse risulta anche la piccola chiesa di San Francesco, edificata nel 1574 sulla sommità di quella che doveva essere certamente una precedente piramide mixteca. Si tratta di una delle strutture più rovinate dell’antica Mitla, nel gruppo detto dell’Adobe, solo parzialmente scavata e in larga parte occupata da costruzioni moderne. Vale tuttavia la pena notare come, a dispetto dello stato dilapidato di questa costruzione, dovesse anticamente trattarsi di un luogo di una qualche importanza. A Mitla non si conoscono infatti altre piramidi, per cui si tratterebbe anche dell’unica piramide edificata nel sito, a conferma dell’estrema importanza del luogo.

La chiesa di San Paolo Apostolo a Mitla, le cui fondamenta insistono su quelle di un precedente palazzo di epoca mixteca

La chiesa di San Paolo Apostolo a Mitla, le cui fondamenta insistono su quelle di un precedente palazzo di epoca mixteca

La piccola chiesa di San Francesco risale anch’essa al XVI secolo, per cui non è da escludere – e anche in relazione alla dedica della chiesa a San Francesco – che proprio in questo luogo i francescani abbiano voluto commemorare la vittoria della nuova religione sui precedenti culti pagani, nello stesso luogo ove le tradizioni locali riferivano si trovasse l’ingresso a Liyobaa, le porte dell’oltretomba.

Bibliografia

[1] The Myths of Mexico and Peru, A. Lewis Spence, New York, 1913
[2] M. Longhena, “Antico Messico, storia e cultura dei Maya, degli aztechi e di altri popoli precolombiani”, ed. White Star, Milano, 2000

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About Marco M. Vigato

Marco M. Vigato, nato a Varese, risiede attualmente a Boston - Stati Uniti, dove è studente MBA presso la Harvard Business School (Class of 2014).
Da sempre appassionato di archeologia e affascinato dagli enigmi delle civiltà antiche, ha condotto numerosi viaggi e spedizioni in Nord-Africa, Medio Oriente, America Latina e Sud-Est asiatico, affiancando all'interesse scientifico una viva passione per la fotografia e la documentazione dei siti antichi.
E’ inoltre autore del blog unchartedruins.blogspot.it