25 Marzo 2019

Koinà. Miscellanea di studi archeologici in onore di Piero Orlandini

Koinà. Miscellanea di studi archeologici in onore di Piero OrlandiniI contributi che compongono l’opera sono di grande rilevanza scientifica. Quasi tutti si riferiscono alla Magna Grecia e alla Sicilia fra età arcaica ed ellenistica, riprendendo molti temi cari al festeggiato; altri esplorano testimonianze scultoree di tradizione greca o problemi di ambito etruscologico. Alcuni scritti di archeologia romana riflettono ricerche nate, direttamente o indirettamente, dal magistero milanese di Orlandini. (testo tratto dalla Presentazione)

Reperibilità
Il libro è disponibile in commercio ? – sì – 80 euro

La scheda bibliografica
Castoldi Marina (a cura di), Koinà. Miscellanea di studi archeologici in onore di Piero Orlandini. Milano 1999, Edizioni ET. Pp490, In4, brossura editoriale, 259 illustrazioni e figure bn nt.
ISBN – 9788886752114

Presentazione
(di Gemma Sena Chiesa) – ATTENZIONE – Riproduzione vietata

La celebrazione del suo 75esimo compleanno offre a colleghi, amici, allievi ed estimatori l’occasione di riunirsi numerosi intorno a Piero Orlandini. La data scelta è in qualche modo convenzionale dato che egli continua come sempre, fra noi, con grande impegno, la sua attività di maestro e di studioso, ma essa bene si presta per esprimergli i voti augurali, il ringraziamento e l’apprezzamento per quanto ha dato in così lunghi anni di lavoro all’archeologia e all’università.

Colleghi ed allievi dell’Istituto di Archeologia dell’Università degli Studi di Milano, diretto con grande prestigio ed autorevolezza da Piero Orlandini per più di vent’anni, hanno preso l’iniziativa di una di studi in onore del maestro. Hanno voluto chiamare a partecipare al volume il ristretto gruppo milanese e gli studiosi gli sono stati e gli sono compagni nelle ricerche di ambito magno greco e siciliano ed in particolare nelle memorabili attività di ricerca a Gela e all’Incoronata di Metaponto. Purtroppo lo spazio – già il volume si presenta particolarmente voluminoso – ed i tempi tecnici di pubblicazione non hanno permesso a tutti coloro che lo desideravano di essere presenti con uno scritto. Ma la lunga serie di nomi compresi nella tabula gratulatoria rappresenta un altrettanto sentito tributo di ammirazione e di rispetto ad uno studioso che ha saputo dare nel campo della grecità d’Italia un grande impulso scientifico e indicare nuovi modelli di indagine. Essi hanno segnato un profondo rinnovamento della ricerca anche al di fuori dei confini nazionali.

I contributi che compongono l’opera sono di grande rilevanza scientifica. Quasi tutti si riferiscono alla Magna Grecia e alla Sicilia fra età arcaica ed ellenistica, riprendendo molti temi cari al festeggiato; altri esplorano testimonianze scultoree di tradizione greca o problemi di ambito etruscologico. Alcuni scritti di archeologia romana riflettono ricerche nate, direttamente o indirettamente, dal magistero milanese di Orlandini.

La ricchissima bibliografia di Piero Orlandini dà subito conto dell’ampiezza e dell’originalità dei suoi interessi scientifici. Tutti conosciamo la straordinaria importanza delle novità che vengono dalla sua attività di archeologo militante e di studioso e di come, nel tempo, egli abbia saputo darci non solo acute indagini su singoli problemi, ma anche sintesi ampie ed organiche divenute ormai fondamentali nel grande campo dell’arte greca e indigena in Magna Grecia e Sicilia.

Di questa feconda attività di cui tutti conosciamo le tappe, ricordo specificatamente qui solo i risultati degli scavi all’Incoronata di Metaponto, impresa principale degli anni milanesi. Le novità che sono venute dall’Incoronata si collocano tra le più significative della ricerca archeologica degli ultimi decenni. Dallo studio dei materiali dell’Incoronata Piero Orlandini ed i suoi allievi – fra cui sempre attivissima Marina Castoldi – hanno rivelato nuovi orizzonti e straordinarie scoperte sulle prime fasi della grecità occidentale, non solo per quanto riguarda le testimonianze materiali, ma anche per quanto concerne la trasmissione della cultura ellenica in Italia e l’incidenza dei contatti fra mondi diversi.

La bella serie dei volumi dedicati a questa affascinante avventura scientifica, accolti con liberalità dal Comune di Milano nelle sue collane archeologiche dirette da Ermanno A.Arslan, rappresentano un vanto per l’Università degli Studi di Milano. La serie non è ancora completata, ma sono in preparazione, da parte del collega Orlandini, altri volumi che testimoniano del suo sempre rinnovato impegno nella ricerca e nella sollecita diffusione dei suoi risultati.

Ma io vorrei soffermarmi in modo particolare sulla sua attività di docente nei lunghi anni in cui lo ebbi come autorevole collega e direttore dell’Istituto e della Scuola di Specializzazione dell’Ateneo milanese. La limpidezza delle sue lezioni, così profondamente coinvolgenti anche per chi si avvicinava all’archeologia solo per un corso universitario o per l’ascolto di una conferenza, l’entusiasmo con cui guidava alla ricerca gli allievi più promettenti – di cui più d’uno, oggi attivi nella ricerca e con ruoli dl responsabilità nell’amministrazione dei BBCC, è presente in questa raccolta – , la concezione “alta” di uno studioso dell’antico non settoriale ma parte di un orizzonte culturale straordinariamente ampio, hanno caratterizzato l’insegnamento universitario di Piero Orlandini. Desidero anche ricordare la sua generosa e aperta disponibilità nell’incoraggiare e sostenere le ricerche egli studi degli altri colleghi dell’Istituto. È anche suo merito se l’Istituto di Milano ha potuto organizzare, credo con risultati apprezzati dal mondo scientifico, scavi e ricerche in settori assai diversi anche se contigui, dalla preistoria alla protostoria, all’etruscologia e all’archeologia romana, dagli studi storico-artistici a quelli di cultura materiale e di topografia.

Chi ha avuto l’occasione dl dividere con lui, in ruoli e forme diverse, questa esperienza non può non manifestargli ancora una volta, in questa occasione festosa, affetto e gratitudine.

Questo volume ha potuto essere realizzato con l’aiuto e l’impegno di molti. Desidero ringraziare innanzitutto il Rettore professor Paolo Mantegazza, il Prorettore professor Enrico Decleva e il Preside della Facoltà di Lettere professor Fabrizio Conca, la Direttrice del Dipartimento di Scienze dell’Antichità di cui fa parte ora il glorioso Istituto di Archeologia, professoressa Violetta de Angelis, per avere in ogni modo agevolato la nostra iniziativa; l’amico Ermanno A. Arslan, Soprintendente al Castello Sforzesco e Direttore delle Civiche Raccolte Archeologiche di Milano per essersi unito a noi nell’opera editoriale contribuendo concretamente alla sua realizzazione. Siamo grati all’editore Silvestro Bini – che da tempo impegna la sua ben nota professionalità nella pubblicazione di volumi di archeologia – per aver voluto assumersi la responsabilità editoriale e per la consueta abile ed esperta cura con cui ha realizzato il bel volume, superando difficoltà tecniche non ferenti.

Marina Castoldi, che svolge da anni le sue ricerche a fianco dl Piero Orlandini, ha curato il volume con grande cura e pazienza coadiuvata nella redazione da Alessandra Magni. A entrambe il nostro grazie più vivo.

Con animo grato, anche a nome di tutti i colleghi dell’Istituto di Archeologia di Milano, ora Sezione del Dipartimento di Scienze dell’Antichità, desidero infine ringraziare tutti coloro che, rispondendo al nostro invito, hanno voluto onorare il nostro “professore”, sopportando le inevitabili lunghezze di una così complessa opera editoriale. Un vivo grazie anche a chi si è unito a noi partecipando alla tabula gratulatoria ed esprimendo a Piero Orlandini sentimenti di amicizia e di considerazione.

Koinà
(di Marina Castoldi) – ATTENZIONE – Riproduzione vietata

Una breve iscrizione sul fondo di una piccola kylix a vernice nera rinvenuta tanti anni fa da Piero Orlandini sull’acropoli di Gela ci ha suggerito il titolo per questo volume: KOINA, la kylix comune agli amici, che, insieme, la dedicano alla divinità poliade dopo aver consumato il rito comunitario del banchetto e del simposio. E adesso, ai giorni nostri, altri amici si raccolgono per festeggiare lo studioso, ormai diventato uno dei grandi interpreti dell’archeologia italiana, mettendo in comune non già cibi e bevande, ma il loro sapere e il loro impegno, per dar vita ad una miscellanea di studi in suo onore. Un volume, nato come omaggio degli allievi e dei colleghi dell’Istituto che lo ha visto per tanti anni docente e direttore, che si è arricchito progressivamente del contributo di amici e studiosi che hanno avuto modo, come noi, di apprezzarne le doti scientifiche e umane.

Riassumere in poche righe l’attività di Piero Orlandini è assai tanti sono gli episodi che lo hanno visto ‘in prima linea’ come archeologo militante, studioso e docente. La sua ampia bibliografia, che viene in questa sede come preziosa ‘banca dati’ e come stimolo per i più giovani, parla da sola. Dai tempi di Gela, che hanno visto la riscoperta dell’acropoli e del santuario di Bitalemi – come ben ricorda l’amico di sempre, Dinu Adamesteanu – alla parentesi romana come Ispettore Centrale, all’insegnamento universitario a Milano, condotto parallelamente allo scavo dell’Incoronata di Metaponto, Piero Orlandini ha rivolto i suoi interessi in diversi campi, dalla storia dell’arte all’urbanistica, dalla ‘cultura materiale’ all’epigrafia, dai popoli italici alla Grecia classica, e sempre con l’entusiasmo e la curiosità del grande studioso. Un percorso che sembra non avere mai fine dal momento che – come ben sanno coloro i quali, come me, hanno avuto la fortuna di essergli vicino prima come allievi, poi come collaboratori – tanti sono i progetti ancora in corso che richiedono il costante impegno del ‘professore’.

E lavorare con lui è sempre un piacere e un’occasione di crescita culturale e spirituale perché, al di là dello spessore scientifico e delle conoscenze dell’Orlandini archeologo, punto di riferimento per tutti noi, esiste un Orlandini-uomo del quale voglio qui ricordare la grande modestia, la semplicità dei modi, l’onestà intellettuale, che si accompagnano a profondi valori umani. Ed è al professore che ci ha insegnato a non essere soltanto dei ‘classificatori di cocci’, ma anche degli storici dell’arte, e prima ancora delle persone, che questo libro è dedicato.

Indice del volume
D.Adamesteanu, Les deux de Gela [25-28]
D.Ciafaloni, Considerazioni sulle nuove sfingi monumentali ittite di età imperiale: iconografia e funzione [29-42]
M.Castoldi, Ancora sulla ceramica bicroma decorata ad incisione dell’Incoronata [43-48]
G.Stea, Forme della presenza greca sull’arco ionico della Basilicata: tra emporìa e apoikìai [49-72]
B.D’Agostino, La kotyle dei tori della tomba Barberini [73-86]
M.Bonghi Iovino, Tantum ratio sacrorum gerebatur. L’edificio beta di Tarquinia in epoca orientalizzante e alto-arcaica. Ancora in merito alle tecniche edilizie, agli aspetti architettonici, sacrali e culturali con comparanda mediterranei [87-104]
C.Chiaromonte Treré, Un corredo funerario capuano di VIII secolo a.C. [105-122]
G.Bagnasco Gianni, L’harpax come corona di luce [123-142]
H.P.Isler, Indigeni e Greci nella Sicilia Occidentale: le più antiche importazioni greche a Monte Iato [143-156]
M.Pizzo, Sulla ceramica più antica di Gela e la topografia della città [157-168]
A.M.Ardovino, Sistemi demetriaci nell’Occidente greco. I casi di Gela e Paestum [169-188]
F.Cardano, La propaganda geloa nella Cronaca di Lindo [189-194]
C.Isler Kerenyi, Diversità dell’arte greca [195-204]
M.Denti, Per una fenomenologia storico-culturale del linguaggio figurativo dei Greci d’Occidente in età arcaica [205-222]
E.Greco, Nomi di strade nelle città greche [223-230]
B.Neutsch, Cavalli divini [231-234]
A.Bottini, I manufatti metallici arcaici: osservazioni sull’uso, la produzione e la circolazione nella mesogaia [235-244]
L.Malnati, Un elmo con calotta carenata e gola dal Museo Archeologico Nazionale di Venezia e il problema degli elmi dei Veneti [245-254]
R.De Marinis, Anfore chiote dal Forcello di Bagnolo S.Vito (Mantova) [255-278]
N.Negroni Catacchio, Alcune ambre figurate preromane di provenienza italiana in collezioni private di New York [279-296]
N.Bonacasa, Riflessioni su tre nuovi acroteri imeresi [297-306]
E.De Miro, Lekythos da Gela con atelier di ceramista [307-312]
P.Pelagatti, Testa di fanciulla di Sakonides da Naxos: pinax o frammento di coppa? [313-322]
M.Mertens-Horn, La statua di Apollo citaredo della Galleria delle Statue nel Vaticano: una figura frontonale greca di stile severo [323-342]
M.Barra Bagnasco, Rilievo locrese con scena di sacrificio: un’ipotesi di lettura [343-354]
M.Albertocchi, Note di coroplastica punica: le figure femminili con collane di semi [355-368]
V.Tusa, Testimonianze fenicio-puniche e urbanistica ippodamea a Solunto [369-376]
A.Tusa Cutroni, L’avancorpo di cavallo in corsa su un gruppo di emissioni punico-siceliote di bronzo [377-388]
E.A.Arslan, Tra confederazione dei Bretti e Reggio. Il Maestro incisore dei Dioscuri [389-398]
A.Pontrandolfo, Programma figurativo e corredo da una tomba pestana con duplice deposizione [399-412]
G.Sena Chiesa, L’Apulia a Milano. Collezioni, collezionisti e la dama del ketos [413-430]
M.Torelli C.Masseria, Genusia ritrovata. A proposito di un’iscrizione pubblica musiva di Montescaglioso (Matera) [431-440]
F.Slavazzi, Menandro in villa. Di una nuova copia del ritratto e dell’uso delle repliche [441-450]
G.Bonora, Aspetti topografici nelle Epistulae di Plinio il Giovane [451-458]
G.M.Facchini, Aspetti del commercio e circolazione delle merci in età romana nel comprensorio del Ticino [459-468]
M.Fortunati Zuccala, Lovere e l’Alto Sebino in età romana: spunti di riflessione per la lettura del territorio [469-480]
M.T.Grassi, L’Africa e gli elefanti. Appunti sull’iconografia della provincia [481-490]