15 Ottobre 2019

Manuale di aerofotografia archeologica. Metodologia, teniche e applicazioni

Manuale di aerofotografia archeologicaQuesto volume è stato realizzato con l’intento di contribuire alla corretta diffusione dei metodi e delle procedure di analisi ed elaborazione delle immagini aerofotografiche, finalizzati agli studi di topografia archeologica.
Gli Autori hanno realizzato il presente scritto cercando di privilegiare gli aspetti di semplicità e di sinteticità nella esposizione dei dati, ricercando anche un taglio più operativo che astrattamente culturale. E’ stato curato , per quanto possibile, anche il lato didattico, rivolto agli studenti di Antichistica, in particolare a coloro che seguono l’insegnamento specialistico in Aerotopografia archeologica.
Ricchissima è la documentazione in bianco/nero e a colori.
(Presentazione editoriale)

Reperibilità
Il libro è disponibile in commercio ? sì – 25 euro

La scheda bibliografica
Piccarreta Fabio e Ceraudo Giuseppe, Manuale di aerofotografia archeologica. Metodologia, tecniche e applicazioni. Bari 2000, Edipuglia. Pp220, In8, rilegatura editoriale, illustrazioni bn nt. e illustrazioni colore in 16 tavole ft. Collana Guide. Temi e luoghi del mondo antico [11]
ISBN – 9788872282687

Introduzione
(di Fabio Piccarreta e Giuseppe Ceraudo) – ATTENZIONE – Riproduzione vietata

Alcuni anni fa ebbi l’occasione di notare certi fenomeni relativi al ritardo nella diffusione di strumenti e tecniche della aerofotointerpretazione nel nostro settore di studi. Da allora sono passati diversi anni e non e forse inutile riprendere quel discorso aggiungendo qualche altra notazione.
Nel 1987 avevo modo di osservare come, nonostante gli splendidi risultati che aveva permesso di conseguire, l’uso della fotografia aerea in archeologia restasse un fatto ancora troppo sporadico; da allora la situazione si è evoluta: una generalizzata anche se non sempre disinteressata attenzione alle problematiche poste dalla gestione del territorio ha incentivato gli studi di topografia archeologica, o per meglio dire, ha esteso gli ambiti in cui questo genere di ricerche venivano coltivate, anche fuori dalla cerchia piuttosto ristretta degli specialisti. La temperie culturale nel settore umanistico era caratterizzata da atteggiamenti spesso contraddittori, che si concretizzavano per pochi in un sentimento di infatuazione acritica per la tecnica che si contrapponeva alla sostanziale diffidenza dei più. Il fenomeno si è sommato perniciosamente alla tendenza generosa che ha cercato utopisticamente di spostare il settore degli studi archeologici all’interno del gruppo delle scienze così dette esatte, sostituendo all’opinione una formula matematica, mediante l’importazione di metodi e procedure mutuati dalle scienze naturali non senza diffuse approssimazioni ed ingenuità. Tutto ciò per un verso ha prodotto alcuni fenomeni negativi come certe astrazioni tecnicistiche, in linea con la mentalità attuale più interessata ai progetti che alle opere, per un altro anche un effetto potenzialmente positivo contribuendo a diffondere, almeno a livello di aspirazione, le metodiche principali della Topografia Antica, talvolta purtroppo con rimarchevoli confusioni, dovute a carenze di formazione di base, per cui alcuni strumenti della ricerca sono stati scambiati per materie (vedi per esempio il caso della ricognizione diretta riletta come materia a sé stante, da cui il fiorire di titoli del tipo metodologia del survey eco). Tra queste metodiche anche l’uso della fotografia aerea ha ricevuto un notevole incremento nelle diverse direzioni possibili: da un lato sono aumentate le aree interessate alle esperienze di fotointerpretazione archeologica (a questo proposito bisogna ricordare ad esempio l’interesse dimostrato dal Ministero dei Beni Culturali che ha organizzato corsi di aggiornamento e di informazione per il proprio personale. che purtroppo non sono stati ancora in grado di cancellare per intero la quasi totale mancanza di dimestichezza con la lettura stereoscopica della maggior parte del personale delle Soprintendenze Archeologiche) dall’altro si è accentuato l’interesse per le rappresentazioni cartografiche del territorio sia come cartografia di base per la carta archeologica e per la tutela, sia come fotogrammetria finalizzata all’uso archeologico.
Di contro a questo fenomeno sostanzialmente positivo purtroppo registriamo un accentuarsi del processo di abbandono, saccheggio e distruzione del territorio, con punte non infrequenti di cancellazione di una morfologia antropizzata che costituiva di per sé testimonianza storica; ad arrestare questo scempio purtroppo fortemente generalizzato non sarà certo sufficiente l’aumentata disponibilità di tecnologie associata alla diffusione ormai capillare del calcolatore (vedi ad esempio i programmi di gestione dei dati territoriali tipo GIS), il cui effetto resta attualmente per lo più confinato nel limbo delle buone intenzioni ma sarà necessario l’intervento di una precisa e decisa volontà politica, locale o nazionale poco importa, che è stata sin qui assolutamente latitante. A questo proposito varrebbe la pena di considerare l’opportunità, in attesa di questo auspicato intervento, di procedere alla ripresa ed alla archiviazione del maggior numero possibile di riprese fotogrammetriche almeno per le zone a più alto rischio di stravolgimento.
Bisogna poi registrare un ulteriore significativo fenomeno, questa volta nel campo della fotogrammetria, dove, all’indomani della progressiva affermazione della restituzione analitica, sotto la duplice spinta economica (contenimento dei costi di produzione e di acquisto degli strumenti) e culturale (necessità di preparazione specifica del personale ridotta ai minimi termini) si va affermando sempre di più la fotogrammetria digitale pura. Quest’ultima, attraverso la condivisione degli algoritmi di base con i grandi sistemi fotogrammetrici e con il miglioramento delle caratteristiche di alta definizione delle immagini digitali, va progressivamente passando da sistema speditivo e puramente orientativo a metodo sempre più affidabile, anche se ancora in media il suo livello di approssimazione rimane di 5-10 volte inferiore a quello raggiunto dai grandi sistemi. Si configura così in un futuro prossimo un uso più diffuso e generalizzato del mezzo fotogrammetrico pur con la rinuncia a certi modelli di precisione, anche questo in linea con gli attuali orientamenti della società che tendono a sacrificare parte dei livelli qualitativi nel nome della maggior diffusione e facilitazione di esercizio.
Con la speranza di poter contribuire correttamente alla diffusione di questi metodi e procedure legati agli studi di topografia archeologica, e parte integrante della Aerotopografia Archeologica, gli autori hanno realizzato il presente scritto cercando di gli aspetti di semplicità e sinteticità nella esposizione dei dati. ricercando anche un taglio più operativo che astrattamente culturale.

Indice volume
Introduzione
Premessa metodologica
Nozioni preliminari [21-74]
Storia della fotografia
La macchina fotografica
La fotografia aerea
Storia della fotogrammetria
Principi di fotogrammetria
Storia degli studi e delle applicazioni nel campo archeologico [73-98]
Fotografia aerea
Aerofotogrammetria
Principi di fotointerpretazione archeologica e di fotogrammetria finalizzata [99-150]
Generalità
Genesi e classificazione delle tracce archeologiche
Possibili equivoci da tracce di origine diversa
Cenni sulla presa di fotografie aeree finalizzate all’archeologia
La fotogrammetria finalizzata
Le operazioni topografiche di appoggio e di controllo alla restituzione aerofotogrammetrica
La fotogrammetria come contenitore informativo
Esempi di fotogrammetria finalizzate [151-188]
Alba Fucens
Rocavecchia
Rudiae
Lavinium
Arpi
Valesio
Heraclea
Aquinum
Ferentium
Cavallino
Reperibilità delle foto aeree [189-204]
Archivi fotografici in Italia
Permessi e concessioni: normativa vigente
Bibliografia orientativa