18 Ottobre 2019

Introduzione all’artigianato della Puglia antica

Introduzione all'artigianato della Puglia anticaUna sintesi aggiornata delle principali produzioni artigianali della Puglia antica (ceramica, coroplastica, scultura, metallotecnica, oreficeria, pittura funeraria, mosaico, epigrafia, monete), con oltre cinquecento oggetti illustrati.
(Presentazione editoriale)

Reperibilità
Il libro è disponibile in commercio ? – sì – 20.60 euro

La scheda bibliografica
AAVV, Introduzione all’artigianato della Puglia antica. Bari 1992, Edipuglia. Pp264, In8quad, brossura editoriale, 512 illustrazioni bn nt. Collana Guide. Temi e luoghi del mondo antico [1]
ISBN – 9788872280966

Cenni storici
(di Luigi Todisco) – ATTENZIONE – Riproduzione vietata

Dagli anni della colonizzazione greca all’Ellenismo
Il processo di definizione di diversi gruppi etnici minori all’interno della popolazione iapigia occupò un lungo periodo della storia della regione pugliese, ove si succedettero più o meno condizionanti migrazioni dall’altra sponda dell’Adriatico e dall’Egeo.
Queste migrazioni sono ricordate dalle fonti letterarie, nelle quali è però difficile discernere sempre la realtà storica dalle sovrastrutture del mito. In età arcaica la regione era comunque sicuramente abitata dalle popolazioni dei Dauni nella sua parte settentrionale, dei Peucezi in quella centrale e dei Messapi nel Salento. Questa distinzione etnica e geografica e sostenuta da molti autori antichi, tra i quali Ecateo, Erodoto, Tucidide, ed ha riscontri nella cultura materiale finora nota, differenziata a seconda delle zone.
Terra aperta ad influssi culturali esterni fin da epoca preistorica e protostorica, per tutta l’età del Ferro la Puglia continuò a risentire dei massicci apporti delle regioni adriatico-balcaniche, mentre precoci rispetto alla data di fondazione di Taranto (706 a.C.) furono i contatti con la Grecia insulare e continentale. Essi trovano le loro più antiche attestazioni nei materiali micenei rinvenuti in molte località, riflesso di quella presenza di “Cretesi” nelle vicende precoloniali della Puglia riecheggiata nella tradizione letteraria.
Notevoli si presentano, dopo quelle di Saturo e di Cavallino, le più recenti scoperte ad Otranto, dove sono venuti alla luce prodotti vascolari corinzi databili tra la fine del IX e tutto l’VIII secolo a.C. Alla conclusione che vi fossero stanziamenti greci in Puglia già nella seconda metà dell’VIII secolo a.C. si era giunti, d’altra parte, con i ritrovamenti di Saturo, sulla costa a sud di Taranto. Da Satyrion, insediamento laconico sviluppatosi sull’area di un precedente villaggio iapigio, dovettero muovere, infatti, i Lacedemoni che, insieme a più numerosi compagni arrivati dal Peloponneso, intorno al 706 a.C. fondarono Taras: l’unica colonia greca della regione e centro di irradiazione culturale in tutta la Puglia fino ad età ellenistica inoltrata.
Nell’arco di questi secoli la civiltà greca non penetrò nel mondo indigeno in maniera uniforme e coerente. Se infatti la Messapia – limitata a nord più o meno dalla linea Taranto-Brindisi con il confine del fiume Bradano a sud-ovest fu la regione maggiormente ellenizzata, e se la Peucezia tra la linea Taranto-Brindisi e Gravina in Puglia e l’Ofanto – ha restituito una grande quantità di oggetti importati dalla Grecia, la stessa cosa non può dirsi della Daunia, tra i fiumi Ofanto e Tifemo. La zona settentrionale della Puglia fu quella che, allo stato delle attuali conoscenze, risentì molto meno delle altre l’influenza greca, sebbene fin dalla seconda metà del VII secolo a.C. possano intravedersi, insieme ad elementi culturali di tradizione illirico-liburnica, esperienze riconducibili all’ambiente etrusco ed egeo. Interessi commerciali da parte dei Dauni sono invece riscontrabili attraverso i cospicui rinvenimenti di ceramica non solo in Jugoslavia e in Dalmazia, ma anche nell’entroterra enotrio, che, con la zona di Melfi, dalla fine del VII secolo a.C. apparteneva al territorio daunio.
La colonizzazione greca “fissa ciò che era prima e ciò che viene dopo” (Adamesteanu). E certamente, a partire dagli ultimi anni del secolo VIII a.C., la storia delle varie aree della Puglia si andò articolando in conseguenza delle precedenti esperienze di maggiore o minore sensibilità alla penetrazione greca precoloniale.
La cultura materiale costituisce una chiave di lettura fondamentale per il processo che si è brevemente delineato e per la comprensione delle relazioni interne che intercorsero tra Daunia, Peucezia e Messapia, con prodotti locali spesso attestanti reciproche influenze. Le aree storiche della Puglia rimasero sostanzialmente distinte, in un quadro di rapporti tra Greci e indigeni più o meno facili a seconda delle zone, riflessi anche da leggende come quelle intorno alla fondazione di città da parte di Diomede in Daunia, dell’arcade Peucezio in Peucezia, di Falanto per Taranto, di Teseo e dei Cretesi per Brindisi, scaturite da condizioni e momenti storici diversi.
Accanto ad usanze religiose ereditate dal substrato indigeno, fiorirono culti introdotti dalla Grecia nei santuari locali, riflessi dalle varie tipologie degli oggetti votivi. I corredi funerari denunciano la ricchezza e/o la povertà dei diversi strati sociali. La scrittura fu, inoltre, largamente praticata già da epoca arcaica in Messapia. Qui più che in Peucezia, attraverso gli approdi costieri, giungevano raffinati prodotti dell’artigianato attico e microasiatico, in centri che a causa del nemico sempre incombente avevano tuttavia bisogno di cingersi di imponenti mura difensive.
Taranto congiunse all’impegno politico-militare un’opera costante di mediazione culturale tra Grecia e centri indigeni: nel IV secolo a.C. il pitagorico Archita assumeva il controllo della Lega Italiota e la città era in grado di imporre in maniera determinante l’influenza del suo artigianato nelle varie località della regione, dove con prodotti tarantini o ad essi ispirati venivano soddisfatte normalmente le esigenze dell’aristocrazia e dei ceti che traevano ricchezza dallo sfruttamento agricolo e dal commercio.

L’età romana
Oltre un secolo durò in Puglia la “conquista romana”.
Nella seconda metà del IV secolo a.C. l’aiuto richiesto da Taranto a condottieri quali Archidamo, Alessandro il Molosso, Cleonimo, per far fronte alle pressioni di popolazioni indigene – i Lucani in particolare segnava la incipiente decadenza della città.
Nello stesso periodo la pressione delle tribù sannite si faceva sempre più incisiva in Daunia, sui centri di Tiati-Teanum Apulum (San Paolo di Civitate), Luceria (Lucera), Arpi, Venusia (Venosa), Aecae (Troia), Vibinum (Bovino), Ausculum (Ascoli Satriano) e in Peucezia a Sidis-Silvium (Gravina in Puglia).
Precedute da interventi vittoriosi da parte dei Romani in altri centri dauni, nel 315-314 e nel 291 a.C. si pongono le prime fondazioni di colonie latine, rispettivamente a Lucera e Venosa, all’interno della Daunia sannitizzata. La sconfitta inflitta nel 272 a.C. ai Tarantini e a Pirro, re dell’Epiro alleato, segnò la conclusione di una guerra sorta nell’ambito dei complessi rapporti stabilitisi tra i Romani e le città italiote (Thurii in particolare) con cui essi erano venuti in contatto. Più tardi la progressiva ingerenza romana nella Puglia iapigio-sannita, greca e più propriamente iapigia si consolidava attraverso la vittoria sui Messapi del 267-266 a.C. Nel 244 a.C. fu dedotta una colonia latina a Brindisi. Intorno alla metà del III secolo a.C. si concludeva l’occupazione del territorio apulo, le cui popolazioni erano ormai strette in alleanza confederale con Roma e controllate attraverso le colonie di Lucera, Venosa e Brindisi.
I rapporti tra Roma e i centri apuli furono spesso non facili. La sconfitta subita dai Romani nel 216 a.C. a Canne, ad opera dell’esercito cartaginese di Annibale, ebbe come immediata conseguenza la defezione di alcuni importanti centri dauni e, in seguito, anche di Taranto dalla lega che faceva capo a Roma. In questo clima di rivolta Canosa, Lucera, Venosa e Brindisi mantennero inalterata la fedeltà a Roma che, sventato il pericolo annibalico, punì duramente le città defezionate con confische fino a due terzi del territorio. È noto che nel 201 a.C. i veterani di Scipione 1’Africano potettero prendere possesso di terre appartenenti ad Aecae e ad Herdonia (Ordona), mentre, negli stessi anni, nei pressi di Arpi, veniva dedotta la colonia di Sipontum (Siponto).
La guerra annibalica causò in tutta la Puglia una serie di devastazioni e deportazioni che, aggiuntesi a quelle prodotte dal lungo conflitto di Pirro, portarono alla sparizione di molti abitati, come per esempio a Monte Sannace, presso Gioia del Colle, mentre da Taranto venivano trasferite a Roma opere greche di gran pregio.
L’orientamento assunto da Roma nel senso dello sfruttamento estensivo delle terre apule da parte della locale aristocrazia impedì il risollevarsi degli antichi centri indigeni nel corso della prima metà del II secolo a.C., in una regione che per questo periodo venne considerata dagli scrittori antichi una delle più impoverite e malsane d’Italia. D’altra parte, rinvenimenti archeologici collegabili all’attività agricola e commerciale documentano una ripresa produttiva in Daunia e Messapia a partire da circa la metà del secolo.
In età graccana (133-122 a.C.) sembra essersi verificata una rinascita con la nuova, ampia ridistribuzione agraria in Daunia, dove è ancora oggi riconoscibile la centuriazione operatavi. Taranto diveniva intanto colonia romana nel 123 a.C. col nome di Neptunia, mentre le assegnazioni graccane non furono ritenute soddisfacenti dai ceti più bassi, se più tardi, nella Guerra dei Soci (90-88 a.C.), gli abitanti di centri come Canusium (Canosa), Salapia (Salpi), Ausculum e Venusia si schierarono contro Roma. Superata la guerra sociale, fu concessa a tutti gli apuli la cittadinanza romana. Sia le colonie latine che le città socie furono convertite in municipi. La colonia di Neptunia e Tarentum furono convertite in un unico municipio. Poco più tardi da Brindisi, divenuta centro emergente della regione, partiranno gli eserciti per l’Oriente, al comando di Cesare, Pompeo, Ottaviano e Antonio.
Conclusesi le guerre civili, con il principato di Augusto e la distinzione dell’Italia in undici regioni, la Puglia divenne la regia secunda (Apulia et Calabria), con confini dall’Irpinia al Salento e a Metaponto esclusa. Ai magistrati locali dei singoli centri vennero via via affiancandosi funzionari imperiali quali i curatores rei publicae (amministrazione finanziaria) e i consulares (giustizia), mentre è nota l’esistenza di un ordine senatorio locale, risalente all’epoca della municipalizzazione, esemplificato da dati epigrafici. Preziosa testimonianza a questo proposito è l’album dei decurioni di Canosa (223 d.C.).
In età municipale i maggiori centri apuli furono interessati, come nel resto della penisola, da un’ampia opera di ristrutturazione urbanistica e furono dotati di nuovi impianti civili e cultuali, rinnovati, ingranditi o sostituiti nel corso del periodo imperiale. Notevoli sono tuttora i resti di monumenti pubblici che si conservano in località quali Benevento, Venosa, Lucera, Canosa, Ordona, Egnazia, Lecce. Soprattutto alle fonti letterarie e ad alcuni miliari è affidata invece la memoria delle grandi strade, che dall’età repubblicana agli ultimi anni dell’Impero attraversarono la regione condizionando lo sviluppo o il degrado dei più antichi abitati.
Da epigrafi rinvenute in vari centri e documentata per questi secoli l’esistenza di un articolato ceto medio, impegnato in attività legate al tradizionale sfruttamento della terra, all’allevamento, all’edilizia, all’artigianato e al commercio, cui partecipava un gran numero di schiavi. Il ricordo di collegia riflette una certa organizzazione nell’ambito delle attività lavorative.
Tra III e IV secolo d.C. la regio secunda augustea era divenuta la provincia Apulia et Calabria, con varie oscillazioni di confine a seconda dei periodi. Un funzionario imperiale (prima il corrector, poi il consularis) fu a capo della locale aristocrazia fino alla caduta dell’Impero nel 476 d.C. In questi anni il consolidamento e la crescente diffusione della religione cristiana portarono alla organizzazione delle diocesi e all’insorgere del potere ecclesiastico nelle figure dei vescovi, cui si deve tutta quella serie di trasformazioni socioeconomiche e culturali che, insieme a massicci apporti esterni, prepararono l’età medioevale.

Indice volume
L.Todisco, Cenni storici
Dagli anni della colonizzazione greca all´Ellenismo
L’età romana
L.Todisco G.Volpe, Ceramica [1-70]
Vasi dauni
Vasi peuceti
Vasi messapici
Vasi a figure rosse
Vasi suddipinti
Gutti e askoi decorati a rilievo
Ceramica da mensa e contenitori da trasporto di età romana
Lucerne
L.Todisco, Coroplastica [71-86]
L.Todisco, Scultura [87-138]
Tutto tondo e rilievo figurato in calcare
Tutto tondo e rilievo figurato in marmo
Plastica in bronzo
A.Bottini, Metallotecnica [139-160]
Vasellame
Monili
Armi difensive
P.G.Guzzo, Oreficeria [161-180]
Per un’impostazione dei problemi di metodo
Documenti
A.Bottini, Pittura funeraria [181-196]
L.Todisco, Mosaico [197-206]
F.Ferrandini Troisi M.Chelotti, Artigianato epigrafico [207-226]
Epigrafi greche mobili tra età arcaica ed età ellenistica
Epigrafi messapiche
Epigrafi romane
L.Todisco, Monetazione [227-234]
Bibliografia orientativa [235-254]
Referenze fotografiche