22 Novembre 2019

Le città della Puglia romana. Un profilo sociale

Le città della Puglia romana. Un profilo socialeLe civitates dell’Apulia et Calabria con le loro istituzioni e il loro territorio, il patrimonio epigrafico delle città, la trama sociale sono gli elementi scelti in questo volume per disegnare le antiche comunità locali.
I nomi conosciuti per l’età della romanizzazione, l’onomasticon dei nomi gentilizi attestati nei municipi e nelle colonie, gli esponenti degli ordini superiori prendono posto nella vicenda storica in progressiva costruzione delle città antiche.
Il nesso tra forma onomastica e condizione sociale fa sì che il patrimonio di nomi possa essere esplorato come un archivio storico, seguendo piste solo in parte già battute. Un’appendice costituita da 39 epigrafi, quasi tutte inedite, chiude il volume.
(Presentazione editoriale)

Reperibilità
Il libro è disponibile in commercio ? sì – 40.00 euro

La scheda bibliografica
Silvestrini Marina, Le città della Puglia Romana. Un profilo sociale. Bari 2005, Edipuglia. Pp253, In4, brossura editoriale, 52 illustrazioni bn nt. e una piantina colori ft. Collana Scavi e ricerche [15]
ISBN – 9788872284148

Premessa
(di Marina Silvestrini) – ATTENZIONE – Riproduzione vietata

Argomento di questo libro sono le civitates della Puglia romana. L’indagine sulla loro storia comporta il tentativo di costruire un ponte verso realtà che in alcuni casi appaiono poco più che dei nomi, in altri casi pezzi di città con il loro territorio vanno prendendo forma: infatti l’imponente attività archeologica di questi ultimi decenni sta progressivamente delineando edifici, spazi urbani e suburbani organizzati, aree necropolari, un agro pianificato e coltivato. I dati che questo libro raccoglie e ordina sono pensati come materiali di costruzione di questo difficile collegamento: ho provato a dare concretezza alle realtà istituzionali e territoriali di queste comunità locali, a fissare e ordinare gli elementi noti della loro trama sociale, pur nella consapevolezza che essa è largamente perduta.
Alla base dell’indagine e l’analisi della documentazione epigrafica, per lo più iscrizioni latine, assai cresciute negli ultimi decenni nel numero e nella qualità degli studi: la definizione del patrimonio epigrafico delle varie realtà, amministrativamente autonome, e la sua consistenza costituiscono il punto di partenza. (Viene fatta menzione anche del numero delle epigrafi in lingua greca e del numero di quelle messapiche). Segue l’onomasticon dei nomi gentilizi documentati nelle varie civitates dell’Apulia et Calabria, riconoscendo che la trasmissione ereditaria del nome gentilizio e la stretta connessione della forma onomastica con la condizione sociale delle persone configurano il patrimonio onomastico di età romana come un archivio di storia sociale da classificare, esplorare, utilizzare in direzioni che non sempre è già possibile intravvedere.
La presentazione del materiale necessita di alcune avvertenze.
Limiti cronologici. Il volume assume come oggetto di indagine la situazione delle comunità locali successiva alla municipalizzazione del 90 a.C.: di conseguenza per esempio i non molti nomi noti per l’età della romanizzazione della Puglia (a partire dall’ultimo quarto del IV sec. a.C.) sono inseriti in specifiche rubriche. Il limite cronologico inferiore è costituito dal VII secolo d.C.: epigrafi ebraiche e cristiane datate ad età successiva (casi noti per esempio da Siponto, Bari, Oria) sono state trascurate.
Confini territoriali. L’indagine su una civitas antica comporta necessariamente un’ipotesi sulla sua estensione: che sia tracciato il disegno, per quanto provvisorio, della linea di confine del suo ager. La stessa valutazione del patrimonio epigrafico delle varie realtà non può prescindere da una valutazione di tale estensione. Nondimeno gli strumenti disponibili in proposito appaiono generalmente insufficienti: le registrazioni tribali recuperate nell’agro delle varie civitates sono disponibili solo in alcune situazioni; un qualche orientamento può ricavarsi dall’estensione delle diocesi medievali che in molti casi alle realtà antiche si sono sovrapposte, tuttavia da valutare caso per caso; indicazioni sono presenti nella dottrina moderna, a partire dall’organizzazione del materiale epigrafico operata da Mommsen per il CIL e dalle brevi note di Afzelius. Di conseguenza i confini proposti, anche con attenzione alla morfologia del territorio, mantengono una valenza orientativa, con carattere di maggiore o minore affidabilità, a seconda dell’avanzamento della ricerca nei vari ambiti territoriali (per i confini dei Comuni moderni vd. la Carta 3). Occorre tuttavia un’importante avvertenza: tali confini non vanno immaginati come gabbie fisse nel tempo; inoltre essi sono pensati come possibile linea di ne nella fase di massima espansione di una realtà dotata di autonomia amministrativa. Motivazioni varie, quali la deduzione di colonie romane in età tardorepubblicana (o anche di colonie imperiali in età successiva), la crisi e la possibile dissoluzione di alcune collettività potrebbero aver comportato modifiche confinarie delle realtà in questione e di quelle vicine, contribuendo a costruire una nuova gerarchia tra le città. Ma il carattere provvisorio della ricostruzione proposta è soprattutto determinato dalla menzione, nella descrizione della regio secunda di Plinio (N. H., III, 11, 105), la cui dipendenza da documenti censori è generalmente accolta, di non poche collettività o che non è possibile identificare o che non mostrano, allo stato attuale delle conoscenze, alcuna vitalità in età romana. Se in alcuni casi si può ora forse riconosce dietro alcuni nomi delle prefetture di carattere transitorio, piuttosto che dei municipi (così Grelle 1999 per Silvium), in altri casi conviene attestarsi alla soglia delle nostre limitate conoscenze: penso per es. ai Fratuentini, collocati da Plinio sulla costa ‘calabra’ tra Hydruntum e Lupiae e menzionati ancora nel II sec. d.C., nella vasta clientela di un loro autorevole patronus, di origine irpina (vd. Lupiae, nota 5): il loro centro rimane di difficile identificazione.
Inoltre non va trascurata la possibilità della persistenza di territori non municipalizzati: per es. penso a parte del massiccio del Gargano e al caso delle isole Tremiti. Per parte del Gargano l‘ipotesi della sua esclusione dalla maglia municipale, che è suggerita dalla configurazione geografica, sembra confermala da un‘indicazione del cd. Liber coloniarum I (210 11 L), valorizzata da Grelle. il quale osserva come, in riferimento ad aree centuriate, in questa zona il Liber si limiti all’indicazione circa montem Garganum. senza precisare, come in altri casi, il riferimento ai centri urbani (Grelle 1999 e 2001). Per quanto riguarda le Isole Tremiti, si può osservare che queste, con altre piccole isole, furono da età protoimperiale sede privilegiata dell’esilio di membri della domus del principe: vi fu esiliata Giulia, nipote di Augusto: così presenta Tacito il luogo dell’esilio (Ann., IV, 71 … in insulam Trimerum, haud procul Apulis litoribus); e così aveva indicato i luoghi del lungo esilio della madre Giulia (Ann., I, 53: … Pandateria insula, mox oppido Reginorum, qui Siculum fretum accolunt, clausa). Si noti che mentre nel caso di Regium l’espressione utilizzata traduce la realtà istituzionale del municipio, nel caso delle due piccole isole si limita all’indicazione geografica. Per Pandateria è nota l’amministrazione da parte di un liberto imperiale con verosimili funzioni procuratorie (cf. X 6785): prende corpo l’ipotesi che anche le Tremiti fossero nella disponibilità del principe. In altre aree della regione, dove e presumibile una vasta presenza di agro pubblico in età repubblicana (nel territorio di Manduria, distrutta nel 215 a.C., e nell’area prossima a Soletum e a Muro Leccese, centri estinti verosimilmente nel corso del III sec. a.C.), registriamo in età imperiale la documentazione di proprietà senatoria e proprietà imperiale (vd. Oria, nota 5 e Hydruntum). Numero delle iscrizioni. Nel numero delle iscrizioni sono calcolate solo le epigrafi edite, non quelle semplicemente segnalate, che sono indicate separatamente. I monumenti anepigrafi non sono stati computati.
Instrumentum domesticum. Viene data notizia soltanto dell’instrumentum iscritto. Tale materiale, diversamente dalla classificazione per categorie del CIL, è registrato, come le altre iscrizioni, in base al luogo di rinvenimento. Non si propone tuttavia nessuna valutazione quantitativa, nella consapevolezza che il materiale edito è minima parte dell’instrumentum recuperato (conservato nei Musei, negli Antiquari locali, in attesa di classificazione e pubblicazione) e nello stesso tempo riconoscendo in molti casi la contiguità tra materiali bollati e materiali anepigrifi. Si ribadisce dunque che le rubriche dedicate all’instrumentum nei vari capitoli vanno intese come contributo ad un lavoro più ampio. Dei nomi gentilizi iscritti sulle varie classi di epigrafi mobili sono stati registrati solo quelli connessi, secondo il giudizio degli archeologi, a possibili produzioni locali, dunque con l’esclusione di tutti i nomi riconducibili a produzioni di grande diffusione, quali le ceramiche aretine, quelle padane, le lucerne africane, etc. Sono stati registrati i nomina iscritti su anfore ‘brindisine’ e su quelle cosiddette di Felline, non soltanto nei presumibili centri di produzione, ma anche nelle altre civitates della “regione”. I nomi iscritti su fistulae aquariae non sono schedati nella categoria dell’instrumentum, ma come già in CIL con il restante materiale epigrafico lapideo.
Edizioni epigrafiche. Nella presentazione del patrimonio epigrafico delle varie civitates le iscrizioni edite nel CIL sono distinte da quelle pubblicate successivamente, seguite dall’informazione aggiuntiva di eventuali successive edizioni, giudicate significative, in qualche misura nel solco tracciato dalla nuova serie dei Supplementa Italica. I volumi del CIL sono generalmente citati nel modo seguente: IX = CIL IX.
Le edizioni successive al CIL sono disposte in ordine cronologico, tuttavia per praticità, essendo state generalmente riprese nell’Année Épigraphique (AE), l’ordine seguito è quello di apparizione in questo repertorio (con evidenza in carattere neretto). Qualora un’epigrafe sia stata segnalata più volte in AE, è la sua prima apparizione ad essere evidenziata. Le edizioni di epigrafi non registrate in AE sono inserite, in evidenza, secondo l’ordine cronologico di pubblicazione. Gli autori da cui AE dipende sono generalmente indicati. Diversamente nel caso del Supplementum Epigraphicum Graecum (SEG) ho per lo più limitato l’informazione alla notizia di tale repertorio. Si badi che sono state talvolta trascurate alcune edizioni, considerate poco significative. Il segno = tra due edizioni non significa che si tratti di identiche edizioni, ma di successive edizioni dello stesso testo (prassi già adottata in AE). Le pubblicazioni di epigrafi che presentano i testi ordinati secondo una numerazione progressiva sono citate soltanto con il numero di riferimento, senza anche l’indicazione delle pagine, quando questa procedura non dia adito a confusione (ad es. Russi A. 1976, nr. 48).
Elenchi di “nomina gentilicia”. In tali elenchi non vengono riproposte tutte le edizioni precedentemente citate per l’epigrafe in questione, ma solo le principali. Compaiono in maiuscole i nomi degli esponenti degli ordini superiori, dei magistrati e decurioni locali, dei loro parenti, di personaggi onorati dall‘ordine dei decurioni e quelli documentati da cinque o più testi epigrafici diversi.
Eventuali punti interrogativi che seguano il gentilizio indicano problemi non risolti di lettura, tradizione o interpretazione.
Si segnala infine che le notizie sui centri provenienti dall’esterno dei territori in questione (ad es. Teanum Apulum fuori di Teanum) non hanno carattere sistematico. In questa rubrica non si dà conto delle epigrafi mobili, di produzione locale, recuperate altrove: dunque ad es. vengono trascurate le anfore ‘brindisine’ bollate, recuperate al di fuori dell'”Apulia et Calabria”.
Appendice. Nel corso di questa indagine ho raccolto una serie di schede di epigrafi inedite, altre segnalate in pubblicazioni locali, altre ancora che mi paiono degne di riconsiderazione: parte di queste epigrafi (in particolare tutte quelle inedite che mi sono state segnalate sino al luglio 2004) vengono pubblicate in coda al volume, nell’Appendice.

Indice volume
Premessa
I municipi e le colonie [13-172]
Uria
Teanum Apulum
Luceria
Arpi
Ager Aecanus vel Collatinus
Sipontum
Aecae
Vibinum
Herdonia / Herdoniae
Salapia / Salpia
Ausculum
Venusia
Canusium
Forentum
Aceruntia
Bantia
Rubi
Butuntum
Barium
Caelia
Azetium (?)
Mateola
Genusia
Gnathia / Egnatia
Tarentum
Uria
Brundisium
Rudiae
Lupiae
Neretum
Hydruntum
Callipolis / Anxa
Aletium
Basta
Uzentum
Veretum
Appendice. Epigrafi inedite e revisioni [173-219]
Uria
Teanum Apulum
Ager Aecanus vel Collatinus
Herdonia / Herdoniae
Salapia / Salpia
Ausculum
Venusia
Canusium
Azetium (?)
Gnathia / Egnatia
Brundisium
Indice delle epigrafi in Appendice [220-222]
Indici [223-238]
Apuli, Salentini, Tarentini nell’età della romanizzazione
Nomina gentilicia
Nomina gentilicia usati in funzione di cognome (o nome unico), cognomina e nomi unici derivati da nomina gentilicia
Esponenti degli ordini superiori
Abbreviazioni bibliografiche
Referenze iconografiche