24 Giugno 2019

Feste pubbliche nel calendario romano. Introduzione

Calendario romanoIl calendario romano nasce, secondo la tradizione, insieme alla città di Roma: l’istituzione è infatti attribuita al primo re, Romolo. Al secondo re, Numa, sono attribuite modifiche al calendario (forse l’aumento del numero dei mesi, da dieci a dodici) e soprattutto la codificazione del ciclo annuale delle feste.
Strumento indispensabile per lo svolgimento della vita pubblica e religiosa, il calendario aveva come primario scopo quello di indicare i giorni fasti e quelli nefasti (ovvero le date in cui era consentito o meno lo svolgimento di atti giudiziari), i dies comitiales, nei quali si tenevano le pubbliche assemblee, i giorni in cui avevano luogo i mercati e le date delle feste religiose pubbliche – ludi, feriae e dies natales dei templi.

Erano moltissimi, nell’anno romano, i giorni dedicati alle feste religiose, e il numero aumentò nel corso dei secoli. In determinati periodi si celebravano più feste, collegate tra loro, per invocare la protezione delle divinità tutelari, ad esempio, sulla guerra, sull’agricoltura, sulla fecondità di uomini e animali. I rituali erano quanto mai vari. Le celebrazioni potevano durare per uno o più giorni; a seconda della divinità onorata potevano essere previsti sacrifici di animali, processioni, banchetti, rappresentazioni teatrali.

I mesi, in molti casi, celebravano le divinità già nel nome. Il primo mese del calendario romano arcaico era marzo, dedicato al dio della guerra e dell’agricoltura Marte.
Dal primo al ventiquattro del mese si svolgevano le feriae Martis; il 14, giorno precedente le idi, si svolgevano gli Equirria, durante i quali si svolgevano corse di cavalli nel Campo Marzio e riti per la purificazione dell’esercito; alle idi, il 15 del mese, per aprire “ufficialmente” il periodo della guerra, i sacerdoti Salii, preposti al culto del dio, effettuavano danzando una processione in città recando gli ancili, scudi bilobati sui quali battevano il ritmo con delle aste. I giorni tra il 19 e il 23 erano dedicati ai Quinquatrus, in onore di Minerva: venivano praticati riti di purificazione in vista della stagione della guerra, tra cui la purificazione degli ancili e delle armi; il 23 venivano invece purificate le trombe (Tubilustrium).
Nel mese di marzo si svolgevano inoltre gli Agonalia, i ludi dedicati a Marte.

Altre feste venivano celebrate nel mese di marzo: alle calende (il primo del mese) avevano luogo i Matronalia, in onore di Giunone Lucina, divinità protettrice della nascita, alla quale venivano offerti doni nel tempio sull’Esquilino; le idi vedevano la festa di Anna Peremna, dea che presiede all’inizio del nuovo anno, che si celebravano nel bosco sacro lungo la via Flaminia.
I Liberalia, dedicati a Liber Pater, erano invece il 17 marzo. Tra il 22 e il 27 si svolgevano invece gli Hilaria, articolate festività dedicate al culto di Cibele e Attis.

Aprile era il mese dedicato al culto di Venere, all’agricoltura e alla fecondità della natura e della donna. Si apriva, alle calende, con la festività dedicata a Venus Verticordia (che volge i cuori) e con quella dedicata alla Fortuna Virile, protettrice della fecondità.
Il 4 aveva luogo la festa della Magna Mater, divinità di origine frigia legata alla natura, e avevano inizio i Ludi Megalenses, che proseguivano fino al 10. Il 12 avevano invece inizio i Ludi Ceriales, che si protraevano fino al 19. Il 15 si celebravano i Fordicidia, in onore della dea Tellus, il 19 i Cerialia dedicati alle divinità dell’agricoltura Cerere, Libero e Libera, e il 21, giorno della fondazione di Roma, i Palilia in onore di Pales, divinità protettrici delle greggi. Il 23 si offriva il vino dell’ultima vendemmia a Giove, nel corso dei Vinalia propria, mentre il 25 si celebravano i Robigalia in onore del dio Robigus, protettore del raccolto dalla ruggine e i Serapia in onore di Iside. Il 28 avevano inizio i Ludi Floreales – che terminavano il 3 maggio– e si venerava Flora, divinità della primavera.

Nel mese di maggio ricorreva – tra il 9 e il 13 – una celebrazione detta Lemuria, in onore dei defunti venivano in questo periodo chiusi i templi e per tutto il mese erano sospese le celebrazioni dei matrimoni.
Il 14 invece si teneva la processione ai sacelli dei cosiddetti Argei, ovvero un rito purificatorio connesso con le più antiche memorie della città, che prevedeva una serie di tappe, nel corso della quale ventisette fantocci rappresentanti gli Argei (eminenti personaggi di origine greca che, secondo Varrone, si stabilirono, con Eracle, sul Campidoglio, molto prima della fondazione di Roma) venivano lanciati nel Tevere.
Il 17 del mese era sacro alla Dea Dia, divinità della natura. Il 21 si tenevano gli Agonalia, in onore di Giano, protettore degli inizi e dei passaggi. Il 23 si teneva un ulteriore Tubilustrium, in onore, questa volta, di Vulcano, il 25 la festa della Fortuna del popolo romano e il 29 la processione degli Ambarvalia, in onore di Cerere, protettrice dell’agricoltura.

Giugno, sacro a Giunone, si apriva, alle calende, con i Carnaria, dedicati alla dea Carna, dea protettrice degli organi e in senso lato del benessere degli uomini. Il 9 si tenevano i Vestalia, in onore della dea del focolare pubblico di Roma. Alla fine del mese, forse il 27, dovevano tenersi celebrazioni in onore dei Lari e di Giove Statore.

Quintile, in seguito chiamato luglio in onore di Giulio Cesare, iniziava, alle calende, con la festa di Iuno Felicitas; il 5, data sacra a Giove, si celebravano i Poplifugia (fuga del popolo), alle none del mese (il 7) la festa di Giunone Caprotina (Nonae Caprotinae), Mentre i due giorni seguenti erano sacri a Vitula. Tra il 19 e il 21 si celebravano i Lucaria, in onore dei boschi sacri, il 23 i Neptunalia e il 25 i Furrinalia, in onore di Furrina, divinità forse legata alle acque.

A luglio si tenevano inoltre, tra il 6 e il 13, i Ludi Apollinares, e tra il 21 e il 31 i Ludi victoriae Caesaris.

Nel mese di Sestile, poi detto agosto in onore di Augusto, si celebravano – il 17 – i Portunalia in onore di Portuno, dio dei porti; il 19 si tenevano i Vinalia, il 21 i Consualia dedicati a Conso, divinità della terra e il 23 i Volcanalia sacri a Vulcano. Le ultime due date sacre del mese erano i 25 e il 27, rispettivamente dedicate a Ops Consiva, divinità femminile dell’abbondanza, legata a Conso e a Volturno.

Le idi del settimo mese dell’anno romano, settembre, il 13 erano sacre alla Triade Capitolina (Giove, Giunone, Minerva).

A ottobre – l’ottavo mese dell’anno – si celebrava, alle calende, il Tigillum sororium; la data era dedicata alla purificazione dei guerrieri, mentre l’11 era la festa del vino nuovo; il giorno 13 si tenevano i Fontinalia, festa delle fonti; il 15 aveva luogo invece l’October Equus, una corsa di cavalli nel Campo Marzio in onore di Marte; il 19 si svolgeva l’Armilustrium, ovvero la purificazione delle armi, anch’essa sacra a Marte. Il mese si concludeva – tra il 28 e il 3 novembre – con celebrazioni in onore di Iside. I ludi del mese erano in onore di Augusto e della Fortuna Redux (tra il 3 e il 12) e della vittoria di Silla (tra il 28 e il 31).

A novembre si tenevano i Ludi Plebei. Le calende di dicembre, il decimo mese, erano sacre a Nettuno e a Pietas; il 3 del mese si onorava la Bona Dea, e dal 5 all’8 si celebravano i Faunalia in onore di Fauno. Tra il 10 e il 12 si tenevano i Septimontium Agonalia, giorni di festa connessi con l’abitato sul sito di Roma prima della fondazione, e tra il 17 e il 23 i Saturnalia in onore di Saturno. Il 19 era inoltre sacro a Ops, il 21 alla Dea Dia e ad Angerona, e il 23 ad Acca Larentia, madre di Romolo.

Gennaio, sacro a Giano, aveva inizio con la festa dedicata a Esculapio, dio della salute e della medicina; il 3 del mese era dedicato ai Lares Compitales, il 5 a Vica Pota, divinità forse della vittoria. Il 10 era invece sacro alle ninfe Carmenta e Giuturna.

A febbraio, dedicato a Februus, divinità ctonia, si celebravano i Parentalia, dedicati agli antenati defunti (dal 13) che terminavano con le celebrazioni dei Feralia; il 15 si svolgevano i Lupercalia, caratterizzati da una corsa purificatoria connessa con il mito dell’origine della città e il 17 i Quirinalia in onore del dio Quirino, da identificare col fondatore della città Romolo. Il 23 era invece sacro al dio dei confini Terminus, con i Terminalia, ultima importante festa dell’anno. Alla fine dei mese era il Regifugium, forse in memoria della cacciata dei Re etruschi da Roma e dell’avvento della res publica.

Nel ricchissimo ciclo delle feste religiose romane trovavano spazio, dunque, moltissimi culti, dedicati ad altrettante divinità, indigene e mutuate dal pantheon greco, e riti connessi con le memorie di eventi notevoli delle origini della città.
L’organizzazione del calendario romano aveva inoltre punti salienti nelle feste pubbliche che avevano la funzione di scandire il corso dell’anno e di circoscrivere i momenti da dedicare alle varie attività: è questo il caso dei riti connessi con le stagioni della guerra, delle colture, del raccolto, della procreazione.
Dalla varietà dei culti emerge l’apertura e la complessità della religione romana, stratificatasi nel corso dei secoli: al substrato sacrale delle origini, caratterizzato da culti legati alla natura, alle fonti, ai boschi, alla coltivazione e al raccolto, si aggiungono, nel corso del tempo, sacra diversi, venuti in contatto e “adottati” da Roma.

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About Francesca Romana Paolillo

Sono nata a Roma nel 1981. Laureata con lode presso l'Università di Roma "La Sapienza", con tesi in Archeologia e Storia dell’Arte Greca e Romana ("Analisi archeologica e ricostruzione dei paesaggi antichi nei territori del Latium vetus a nord est di Roma. Nomentum, Corniculum, Ficulea, Caenina, Collatia, Cameria"; relatore prof. Andrea Carandini, correlatore prof. Paolo Carafa, Anno Accademico 2004-2005), attualmente frequento la Scuola di Specializzazione in Archeologia, indirizzo classico, presso la stessa Università.

Sono responsabile di settore presso il cantiere di scavo alle pendici settentrionali del Palatino (aree della c.d. Domus Publica e del santuario e del vicus di Vesta), sotto la direzione scientifica del prof. Carandini.